C'è un tempo per pensare - meditare, calcolare, valutare, tergiversare - e c'è un tempo per agire, correre, passare al registro dell'atto; il che comporta sempre il fatto di attraversare in tutta fretta la barriera del non-sapere.
È ormai da un certo tempo che ho messo alla discussione l'idea di creare un potente polo d'insegnamento a Parigi, che riunisca sotto un unico cappello - senza perciò mettere in causa la loro autonomia di funzionamento - gli insegnamento dell'École, quelli del Dipartimento di psicoanalisi, le due Sezioni cliniche, il Collège freudien per la formazione permanente, l'Envers de Paris, i Gruppi del Campo freudiano, e che altro ancora? Sono arrivato persino a evocare l'idea di una Università europea, e questa idea è stata sostenuta da Uforca, ben accolta in Spagna come pure in Italia.
Mancava ancora quella che Stendhal chiama "cristallizzazione". Queste Giornate ne sono l'occasione. Siete qui in più di 2.000: è un'affluenza senza precedenti. Soprattutto, la cosa non spiaccia agli uccelli di malaugurio che ci promettevano "la kermesse" perchè non tiriamo fuori la testa dall'insabbiamento che è tradizionale negli analisti in ogni circostanza istituzionale, non abbiamo mai lavorato così bene, più seriamente e più piacevolmente.
Una linea politica emerge; la espongo via via che essa si rivela a me, come un profeta che sarebbe solo logico; in questi giorni essa raccoglie l'assenso della maggior parte. Ebbene, è venuto il momento di concludere sulla faccenda universitaria, per procedere speditamente su altri piani ancora.
Dico "Università popolare" perché il termine è noto, è circolato, ed esso indica bene che prenderemo a cuore quell'"educazione freudiana del popolo francese" che invocavo speranzoso all'inizio di questo decennio - salvo ad estenderla a tutti i popoli, come siamo incoraggiati a fare dall'esempio di Mitra Kadivar nella Repubblica islamica d'Iran. Le religioni sono riuscite a orientare l'umanità verso divinità di dubbia utilità e la cui esistenza è soggetta a controversia. Perché indietreggiare davanti alla nozione di una umanità analizzante? Non è per domani, ve lo concedo - ma dopodomani? Tomorrow, the World !
La chiamo "Jacques-Lacan" perché vigilerò affinché sia degna di questo nome.
Sarà un'associazione senza scopo di lucro; cercheremo di farla riconoscere di pubblica utilità.
Essa ospiterà il Polo parigino di cui parlavo, al quale si aggiungeranno i principali istituti Uforca e i migliori stranieri, come l'ICBA (Istituto clinico di Buenos Aires) o il Seminario franco-bulgaro distinto da Judith Miller. Mi piace l'idea che tale Università ospiti un Istituto Lacan, dedicato agli studi lacaniani. Che aiuti gli istituti d'insegnamento del Campo freudiano a riconfigurarsi e a perfezionarsi, sulla base del volontariato, e, l'ho detto, nel rispetto delle autonomie di gestione. Ridurre al minimo il numero di istituti in gestione diretta. L'università popolare dovrà essere dotata di un dipartimento delle pubblicazioni, in cui re-inscrivere il Journal des Journées, LNA-Le Nouvel Âne, Ornicar ?, e aprire un sito e un blog propri.
Pongo l'atto. Non ho altri dettagli da comunicare. Li discuteremo in seguito, nello spirito delle Giornate, win-win. Questa Università popolare la costruirò a cielo aperto, sotto la tirannia della trasparenza, con coloro che vorranno collaborarvi, in particolare nel Journal e su Twitter.
(Traduzione: Adele Succetti)
|