Da quando l'O.M.S. ha fatto presente la necessità di approntare programmi per far fronte al malessere generalizzato e di investire su di una nuova qualità della vita, viste le risorse sempre più scarse e le difficoltà di adattamento alla crisi, i governi europei sono in fibrillazione.
Un nuovo spettro si aggira per l'Europa, quello del disagio psichico: cinque malattie psichiatriche sono indicate tra le prime trenta cause di mortalità prematura e disabilità.
Tale indice, si prevede aumenti nei prossimi anni mentre la depressione maggiore potrebbe diventare nel 2020 la prima causa di disabilità tra tutte le condizioni morbose.
Questo primato, affrancato dal progresso della medicina in altri campi ( cardiovascolare e dismetabolico ad es.), per l'Italia specifica l'indice del 10% di incidenza esclusiva della malattia psichica per adulti e bambini su tutte le patologie alla quale va aggiunta una stessa percentuale di co-morbilità ( dati OMS ).
Si supera nel nostro paese, per la malattia psichica, l'incidenza del 20% della morbilità complessiva.
Se tutti questi malati venissero veramente presi in carico dal Sistema Sanitario Nazionale, l'aggravio dei costi sanitari verrebbe ad aggiungersi ai dati già critici della gestione economica dei costi della salute, in un'epoca che non si stenta a definire apertamente catastrofica.
Si spiega, in questo modo, l'assenza o il ritardo delle risposte governative limitatesi sino ad oggi, al dato di previsione della spesa farmacologica in copertura.(2)
In questa direzione, se nel 2020 il 25% della popolazione dei paesi più industrializzati sarà gravata da disturbi psichici, solo l'1% sarà presa in cura dalle attuali reti sanitarie.
L'aggravio del rischio sociale che deriva da questi limiti assistenziali(3), produrrà ulteriori perdite e nuovo disagio sociale: gli psicoterapeuti dovranno farsi carico di tutto ciò.
Depressione unipolare, abusi da alcol, schizofrenia e disturbi bipolari, sono le diagnosi prevalenti della popolazione che domanda cure, di questa solo il 9% riceve risposte adeguate, molti non ricevono nessun trattamento per la carenza di informazione e la difficoltà di accesso ai servizi pubblici.
I respinti, accedono, se possono ( ma è un evidente paradosso) all'out of pocket, vale dire pagano di tasca propria cadendo inevitabilmente nella rete del business privato(4).
Deriva da qui, l'impegno etico assunto dalla Scuola Lacaniana in Italia, di definire nella formazione dell'analista gli orizzonti per andare al di là del concetto di psicoterapia, senza perdere di vista la necessità di incidere sull'attuale disagio della civiltà.
La linea che distingue per certi aspetti l'esperienza di psicoanalisi italiana dalla psicoterapia come intesa da altri indirizzi, è demarcata dal prosieguo di una esperienza in tema di salute pubblica, più avanzata rispetto all'organizzazione sanitaria di altri paesi europei, ed accentua la necessità dell'impegno e dell'utilità sociale del discorso della psicoanalisi all'interno di altri discorsi che producono forme nuove di disagio esistenziale e nuovi sintomi.
L'orientamento che ne risulta, oltre a confermare i dati clinici su esposti, evidenzia alcune priorità:
- La varietà dei sintomi e la molteplicità di modelli ( consultori, centri clinici, osservatori e centri di ricerca) impone allo psicoanalista di formazione lacaniana, all'interno della propria pratica non tanto degli standards, ma un rigore clinico nell'orizzonte etico.
- La spinta a forme di godimento solitario, effetto del modo di produzione globale e di specifiche circolazioni pulsionali, richiede prontezza analitica nell'ascolto attivo e nella costruzione della domanda di cura piuttosto che della risposta, orientando i soggetti con una necessaria rapidità di azione a percorsi di appropriatezza specifica e singolare.
- La clinica si orienta a calibrature logiche che operino su un doppio versante: quello delle specifiche modalità di godimento del soggetto e quello delle potenziali risorse che l'atto analitico può muovere per restituire valore di esistenza in riferimento ai discorsi sociali, con e senza interpretazione.
Non c'è didattica per tutto ciò, come non c'è didattica nella psicoanalisi lacaniana.
L'analista, nella sua singolarità, se si autorizza da solo, per non ritualizzarsi, è chiamato a mettere a frutto ciò che ha ricavato dalla sua stessa analisi: aver fissato in qualche modo la causa specifica del suo proprio orrore di fronte al sapere, avendone percepito un limite specifico.
In questo punto etico, precisato da J.Lacan nella "Note italienne"(5), si individua il tratto distintivo del nostro fare scuola, che orienta la condizione della clinica nella problematica attuale del confronto con le Scienze specificamente impiegate nella produzione del benessere, in modo particolare con le Neuroscienze, fortunatamente in via di rilancio.
Non c'è clinica, dunque per il domani, se non c'è confronto con altri campi del sapere. Non c'è clinica se non a partire dalla consapevolezza che ogni analista rappresenta in sé uno scarto, ciò che resta dall'aver sperimentato in via diretta l'orrore di un sapere che si vuole assoluto, tutto intero, senza margini di ricerca e di interpretazione per il soggetto.
Tale tema, toccato da Lacan già nel 1973, nell'indicare la via diretta del confronto, delinea la necessità di conservare quella specifica ex-sistenza propria della formazione analitica, per procedere al confronto a partire dall'esperienza della propria analisi.
Se l'OMS, d'altra parte, a giusta ragione propone di proseguire nella strategia di smantellamento di ogni struttura massificante per passare dall'esclusione all'inclusione, dall'approccio bio-medico a quello psicologico e sociale, lancia un appello che l'Italia può raccogliere con efficacia particolare, è proprio perché in relazione ad altri paesi, il nostro si trova all'avanguardia nella sperimentazione "territoriale" della lotta per la salute.
In questo modo, gli psicoanalisti, in quanto ex-timi ad ogni territorio, si sono trovati nella posizione giusta per raccogliere ciò che veniva lasciato fuori dalla rete pubblica senza necessariamente competere con il servizio pubblico, anzi favorendovi in alcuni casi gli accessi ove necessario, senza dunque necessità di speculare e ricadere nel magma informe del business psy.
La psicoanalisi, nella sua tradizione ma ancor più nella sua storica capacità di affiancare e stimolare logiche di cambiamento, nel nostro paese potrà raccogliere la sfida e giocarsi la chance di proporsi come operatore sociale di trasformazione di cultura, a condizione di riuscire a fare su vasta scala della "formazione dell'analista" un nuovo piano di azione che lanci risorse di professionalità, uno per uno, andando oltre le valutazioni di appropriatezza standardizzate.
Mentre è al vaglio la proposta di un nuovo codice deontologico da parte degli Ordini degli Psicologi, in Parlamento sebbene lentamente e con difficoltà, si tenta di aprire un dibattito sullo spazio destinato alle psicoterapie all'interno dell'organizzazione sanitaria.
Per essere in gioco, dunque, ovunque sia ed ovunque operi, un buon analista può dimostrare di essere tale, a condizione di essere stato innanzitutto analizzato fino in fondo, pronto a sopportare l'onere di:
- Stabilire collaborazione tra diversi settori,
- Costruire professionalità competenti ed aggiornate,
- Allestire adeguati canali e sistemi di informazione e comunicazione,
- Saper valutare il proprio operato clinico e saperlo comunicare ad altri colleghi di stessa ma ancor più di altra formazione.
- Ricercare modi di presentazione del risultato clinico tenendo conto della centralità dell'esperienza della passe nello specifico.
Di questi punti, per i quali vogliamo rilevare l'omogeneità con gli scopi proposti dal piano d'azione dell'OMS, possiamo fare l'asse portante di nuove esigenze alle quali i governi dichiaratamente non possono dare risposta.
Nel Preambolo all'Atto Conclusivo della Conferenza Ministeriale Europea di Helsinki, si legge: "Prendiamo atto che molti aspetti della pratica dei servizi di sanità mentale stanno attraversando una trasformazione in tutta Europa: Politica e Servizi stanno cercando di ottenere l'inclusione e l'uguaglianza sociale ricercando in modo globale l'equilibrio tra le necessità ed i benefici di azioni diverse... I servizi sono forniti su di una vasta gamma di ambienti radicati nella comunità e non più governati esclusivamente da istituzioni grandi ed isolate."
Una chance per la psicoanalisi certamente, che non la solleverà però dalla necessità di sottoporsi a valutazioni di garanzia e di appropriatezza sufficientemente accreditate(6).
Su questi punti, stiamo avanzando con la ricerca in Italia utilizzando le fonti teoriche di riferimento che non mancano proprio nell'insegnamento di J.Lacan.
(1) Sistema Sanitario Nazionale
(2) Il costo sociale della depressione e delle patologie da addictions uguaglia, grosso modo, quello della malattia cardiovascolare.
(3) Vedi LEA 2009.
(4) Il rotocalco Psychologie Heute, diffuso in Germania dall'editore BELZ, N° 21 "Aiuti per l'animo- Cosa possono le psicoterapie" tenta di orientare il lettore nel mare di offerte proposte facendo riferimento allo Psyco-booms, inserisce tra le offerte: Psicoanalisi, Terapie comportamentali, Ipnoterapie, Psicoterapie attraverso tecniche di parola, Psicoterapie attraverso tecniche corporee, Terapie integrate.
(5) J.Lacan, Note Italienne in Autres ècrits, Editions du SEUIL, Paris 2001.
(6) Il punto più sensibile della questione concerne appunto la questione della garanzia, al riparo da quella della verità. Su ciò J.Lacan, nel testo riferito, tocca spunti di estremo interesse che vale la pena di riprendere e di rilanciare.
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